Intervista – San Marino TV

📺🗞  Rassegna Stampa
Potete rivedere qui l’intervista integrale su San Marino TV ospite di “Hotel Nazionale – Le stanze della politica”, il talk show di approfondimento coi protagonisti della politica italiana condotto da Antonello De Fortuna.
Si è parlato di Legge di Bilancio, attualità politica, equilibri nel centrodestra e molto altro ancora.
Potete rivedere la puntata integrale cliccando qui

 

Accordo Fiscale – Governo

Fisco: Giacometto (FI), raggiunto accordo importante. (AGI) – Roma, 26 nov.

L’accordo raggiunto tra le forze politiche di maggioranza e il ministro Franco sul “primo tempo” della riforma del fisco mette a segno alcuni punti importanti con le risorse a cio’ destinate dalla Legge di bilancio. Bene, dunque, l’ampliamento della no-tax area, anche per i lavoratori autonomi, il taglio dell’Irpef a favore del ceto medio e il primo importante passo verso la semplificazione, con la riduzione del numero delle aliquote da cinque a quattro.

Con questi interventi, cui si aggiunge l’eliminazione dell’Irap per le ditte individuali e per i professionisti, andiamo finalmente nella direzione di sostenere le piccole imprese e il ceto medio, il che rappresentava fin dal principio l’obiettivo primario per Forza Italia.

Un obiettivo che deriva dalla necessità di ridurre il prelievo fiscale a coloro che si trovano nella fascia di reddito tra 28 e 55mila, i contribuenti cioè su cui grava il peso più significativo della tassazione diretta in termini di gettito complessivo. Ecco perchè il taglio Irpef concentrato sul ceto medio è una necessità.

Ora si tratta di passare al “secondo tempo” della riforma fiscale, con la legge delega in discussione in Commissione Finanze che dovrà andare nella direzione di ridurre a tre le aliquote, di ampliare la platea dei beneficiari dell’intervento di riduzione dell’Irap, di rivedere le aliquote Iva e di introdurre ulteriori semplificazioni negli adempimenti a carico dei cittadini-contribuenti.

Intervista – Prima Torino

Ho fatto una chiaccherata con “Prima Torino”, per approfondire le tematiche più rilevanti in vista della discussione in Parlamento della Legge di Bilancio. Dalla questione fiscale al reddito di cittadinanza, passando per pensioni e superbonus.

Potete leggerla integralmente cliccando qui.

Webinar – Cassa Nazionale Ragionieri ed Esperti Contabili

Con grande piacere sono stato ospite del Webinar promosso da Cassa Nazionale Ragioneri ed Esperti Contabili in collaborazione con L’Esperto Contabile, Previdenza TV e l’Associazione Nazionale Commercialisti, per dibattere di detrazioni fiscali e taglio IRAP e IRPEF.

Trovate qui una sintesi di quanto emerso nell’incontro, con un mio intervento che sottolinea l’importanza prioritaria per Forza Italia di un quanto più possibile contenimento del perimetro fiscale.

Intervento in Aula – Decreto PA

Decreto PA riforma strutturale di cui il Paese aveva bisogno

“Il PNRR deve entrare nella vita di tutti i giorni degli italiani: una sfida essenziale perché il Piano cominci ad avere effetti reali. I progetti che investono direttamente Regioni, Province, Città Metropolitane e Comuni valgono circa 90 miliardi, ma molti enti locali si presentano all’appuntamento sfibrati dai lunghi anni di blocco del turn over che ne hanno svuotato gli organici tecnici. Per queste amministrazioni il decreto reclutamento prevede un supporto di risorse umane, attraverso l’assunzione di mille «esperti multidisciplinari», attraverso il nuovo portale unico del reclutamento che sarà finalmente on line dopo l’approvazione definitiva della legge di conversione.

Grazie al lavoro attento del Ministro Brunetta, la PA potrà cogliere l’opportunità di un restyling in termini di nuove professionalità, ma anche di una nuova mentalità, al passo coi tempi. Il tutto senza dimenticare il patrimonio di 3,2 milioni di dipendenti pubblici oggi in organico. Questo decreto rappresenta un’importante riforma della PA, una riforma attesa da tempo e ora divenuta indispensabile per poter realizzare pienamente e in maniera efficiente il PNRR. Una riforma in continuità e coerenza con il primo ‘decreto Brunetta’, il dlgs 150/2009, lo strumento normativo cioè che aveva segnato il passaggio dalla cultura dei mezzi e degli adempimenti a quella dei risultati e degli obiettivi misurabili anche nella PA.

La forza di questa nuova riforma sta nell’essere strutturale, non guardando alla contingenza ma ad un futuro caratterizzato da un comparto pubblico sempre più vicino alle esigenze di cittadini, famiglie e imprese. Si tratta, dunque, di un passaggio importante, che ci fa ben sperare nella capacità dell’Italia di sfruttare a dovere le straordinarie opportunità del PNRR.”

Così oggi in Aula a Montecitorio l’On. Carlo Giacometto, Deputato di FI e componente della Comissione Finanze

Decreto Legge PA

Il Dl PA, approvato al Senato e fortemente voluto dal Ministro Brunetta, rappresenta un passo in avanti in termini di efficienza e funzionalità del nostro settore pubblico. Le semplificazioni normative e burocratiche, il ricorso a strumenti appositi per facilitare l’ingresso di giovani nella Pubblica Amministrazione, lo strumento digitale del “Portale del reclutamento”: sono tutti elementi di concretezza che consentiranno ai vari enti di poter contare su persone qualificate, sia nell’immediato per la grande sfida del PNRR, sia più in generale per uno strutturale ammodernamento della nostra PA.

Finalmente, con l’approvazione di questo decreto, si porta a compimento il primo impegno con l’Europa, la prima ‘milestone’ del Pnrr, per consentire al nostro Paese di ricevere i primi anticipi del Recovery per un ammontare di 25 miliardi di euro. Da oggi disegniamo una nuova Pubblica amministrazione, per una nuova Italia.

Centrodestra nuovo, si (ri)parta dalle basi

Provo anche io ad iscrivermi al dibattito scaturito a seguito dell’ipotesi di federazione tra Forza Italia e Lega, di cui abbiamo sentito dalle parole dei leader e letto in questi giorni sui quotidiani. Ciò, senza alimentare contrapposizioni che credo non siano di grande interesse per il pubblico sugli spalti, ma cercando di offrire un contributo propositivo e, perché no, operativo.

Un paio di premesse.

La prima. Come è noto, sono un militante di Forza Italia dal 1994 e, pur essendo il più giovane parlamentare piemontese, ho vissuto in prima persona – a differenza di chi è arrivato dopo, anche da altre esperienze – tutte le fasi di questo straordinario percorso lungo 27 anni: credo pertanto, tuttora e fortemente, nell’identità del nostro Movimento. E farei un’enorme fatica ad ammainarne la bandiera.

La seconda. Essendo da sempre un sostenitore di modelli istituzionali che prevedano l’alternanza di governo tipica del sistema anglosassone, continuo a ritenere preferibile uno schema maggioritario “secco”, a turno unico, in cui due grandi formazioni politiche si confrontano e propongono ai cittadini le proprie piattaforme programmatiche. Con un esito chiaro, un minuto dopo la chiusura delle urne: chi vince governa, chi perde controlla. E se ne riparla dopo cinque anni.

Pertanto, se potessi esprimere un desiderio, auspicherei che l’esito del dibattito di questi giorni fosse la realizzazione anche qui da noi di un unico contenitore liberal-conservatore organizzato come il Partito Repubblicano USA. Un grande partito – aperto, plurale e contendibile ad ogni livello – in cui ciascuno degli attuali protagonisti del centrodestra italiano possa trovare collocazione, ottenendo spazi ed affermando la propria agenda politica con idee e capacità di mobilitazione.

In Italia un’esperienza simile si tentò con il PDL, che fu una grandissima intuizione di Silvio Berlusconi e che però non riuscì a superare lo scoglio delle quote garantite dal notaio fra i partiti aderenti, pur avendo avuto immediatamente – e non a caso, aggiungo – grande consenso da parte degli Italiani, anche superiore alla sommatoria delle precedenti esperienze partitiche. Il progetto venne accantonato, senza che potesse maturare “dal basso” quell’amalgama fondamentale per ogni comunità politica che aspiri a mantenere la propria centralità indipendentemente dai sondaggi più o meno volatili e che sia capace di selezionare leadership locali e nazionali.

Per evitare di incorrere nello stesso esito di qualche anno fa, oggi si potrebbe dunque ricominciare un percorso simile – che in prospettiva porti al partito unico – invertendone la modalità e partendo dalle basi. E, in tal senso, abbiamo un’occasione straordinaria: le elezioni amministrative del prossimo autunno nelle principali città italiane. In quelle competizioni potremmo fin da subito selezionare una classe dirigente a livello locale attraverso la presentazione di liste unitarie di centrodestra, come già avvenuto in passato in piccole realtà locali e come probabilmente avverrà a Napoli proprio in questa tornata amministrativa.

Perché allora non iniziare da Torino, dove è più forte il retroterra del conservatorismo italiano e dove storicamente la cultura politica si è identificata con la capacità di “fare” istituzioni liberali? Qualche giorno fa avevo proposto gli Stati generali del centrodestra torinese proprio per iniziare un percorso condiviso, a cominciare dal programma per la Città. Poiché sull’agenda di governo da proporre ai torinesi è probabilmente più facile trovare una sintesi tra quei partiti che sono accomunati dal non aver mai avuto responsabilità in tal senso, forse mettere da parte le insegne delle singole “ditte” e schierare le migliori candidature possibili in un’unica lista per l’imminente turno amministrativo può consentirci di fare un primo, significativo passo verso la costruzione di una grande forza politica degli Italiani. Partendo dagli elettori.

E’ ora di rimettere al centro dell’agenda politica il completamento dell’anello tangenziale di Torino

Sul fatto che la chiusura dell’anello tangenziale di Torino – la cosiddetta “tangenziale est” – sia rimasta “nel libro dei sogni”, credo che non ci siano dubbi e che il richiamo in tal senso dell’Osservatorio Territoriale Infrastrutture Nord-Ovest di Confindustria sia molto opportuno, anche per le parole usate nel rapporto 2020 appena pubblicato. Si tratta, dunque, di rimettere questo tema al centro dell’agenda politica, sia a livello nazionale, sia a livello regionale, per dotare finalmente il territorio di un’opera strategica per il chierese e per il chivassese.

Ma esiste un modo per tornare a ragionare sulla sua realizzazione, individuando modalità di gestione e tracciato più idonei? Forse sì, ed è legato agli esiti della gara per la concessione del sistema autostradale tangenziale torinese, per cui il Consiglio di Stato ha escluso i vincitori, di fatto assegnando la gestione all’unica altra società partecipante al bando. Nel caso in cui il MIT, a fronte di un’offerta economica da parte dei secondi classificati che si stima inferiore per almeno 800 milioni, decidesse di non procedere all’aggiudicazione vera e propria si aprirebbe la strada per l’indizione di una nuova gara. E in un’ipotesi del genere, nel nuovo bando si potrebbe prevedere di includere fra le opere da garantire in cambio della concessione pluriennale proprio la chiusura dell’anello tangenziale di Torino, andando a riprendere un discorso che si è interrotto ormai troppi anni fa.

Insomma, un modo per passare finalmente dal già citato libro dei sogni ad una realtà di ripartenza per l’economia del nostro Piemonte.