Su Torino niente slogan: per le periferie non ci si può affidare a spot

Su Torino niente slogan: per le periferie non ci si può affidare a spot

Una delle cose che maggiormente mi lasciano perplesso del dibattito politico è la predisposizione a parlare per slogan, senza un approfondimento che dia sostanza alle proposte gettate nell’agone: avviene naturalmente in campagna elettorale, ahinoi, ma anche in altri periodi l’abitudine non viene meno.

Per esempio, l’abbandono delle periferie e il loro successivo degrado vengono trattati davvero per sommi capi, dicendo poco di tutto, o forse meglio, tanto di nulla.

💲 Si parla di investimenti per 25milioni che per le periferie di Torino sono un po’ come una goccia nel mare delle cose da fare, di un programma per nuove attività commerciali, di Torino Zona Economica Speciale. Dimenticando però che le periferie sono abitate da persone ed è a quelle che bisogna rispondere, offrendo ciò di cui hanno bisogno, prima di tutto la sicurezza e la convinzione di non essere lasciate sole.

🏢 Come se l’insicurezza e la progressiva espansione del degrado si potessero frenare solo con nuovi negozi o con un collegio universitario. Certamente aiuta, ma si tratta di soluzioni che non trovano applicazione nell’immediato e nella quotidianità. Che, invece, è caratterizzata anche da zone off limits nelle ore serali per via dello spaccio, del fenomeno delle baby gang che anche Torino sta emergendo, di aggressioni sui mezzi di trasporto pubblico nei confronti di controllori e, in alcuni casi, anche nei confronti degli avventori. Tutti elementi che contribuiscono a far sì che intere zone della città vengano lasciate da chi cerca un posto tranquillo dove vivere con la propria famiglia. Purtroppo, non è così: senza la tutela dei cittadini si rischia invece di fare progetti per il futuro che si scontreranno con il degrado dell’oggi, rimanendo in ultima analisi solo slogan sulla carta.

✖️ Lo stesso si può dire per le ZES: sarebbe certamente auspicabile che l’area metropolitana di Torino potesse godere di tassazione e burocrazia agevolata, per attrarre investimenti e tornare a crescere sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista della popolazione residente. Peraltro, già nel novembre 2005 con il documento che Società Aperta aveva offerto al programma elettorale del centrodestra torinese, dal titolo “Torino Futuro Aperto”, avevamo proposto che Torino diventasse un’area Tax Free. Il sottoscritto, fra gli altri, aveva contribuito a scrivere quel documento. Ma, se sono passati 17 anni e la realizzazione di una ZES in Piemonte è ancora nel campo delle proposte da campagna elettorale (è avvenuto proprio nel corso delle elezioni politiche del settembre scorso, ndr), un motivo ci sarà: non basta parlarne, bisogna occuparsene sui tavoli di competenza. Infatti, la normativa europea – e quella italiana, che ne recepisce le indicazioni – limita la possibilità di istituire le ZES alle Regioni in cui il reddito medio è inferiore al 90% di quello europeo (in Italia: Campania, Sicilia, Puglia, Sardegna, Basilicata, Calabria, Abruzzo e Molise) e ove vi siano dei porti. Non è il caso di Torino e del Piemonte, al momento.

👉🏻 Voi che cosa ne pensate?