Più soldi ai Consiglieri comunali di Torino? Ecco come la penso

Più soldi ai Consiglieri comunali di Torino? Ecco come la penso

📃 La bozza del nuovo Regolamento del Consiglio comunale di Torino prevede che i Consiglieri possano raggiungere più facilmente il tetto di 29 gettoni di presenza. E monta la polemica, sull’onda di uno storytelling che bisognerebbe un po’ rivedere. Perché la questione degli emolumenti connessi all’attività politica è solo un lato della medaglia. E, quando si racconta una storia, bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di raccontarla tutta.
 
🤔 Provo a mettere ordine nei pensieri di un amministratore locale di un piccolo Comune, che vede “sul campo” quali siano le responsabilità di chi si impegna e dedica parte del proprio tempo per il proprio territorio, spesso gratuitamente o quasi.
 
💰 Il problema non è tanto quanto guadagna un politico e in particolare un Consigliere comunale di una grande città come Torino, ma come. Cioè se fa il suo lavoro con scrupolo, ma soprattutto se è presente operativamente con atti, proposte, iniziative o solo fisicamente. Partire dal presupposto che i Consiglieri non guadagnano mai i propri gettoni, oltre a non essere vero, pone un problema molto più grave dell’esborso economico, perché vorrebbe dire che siamo in mano a persone che non si informano, non decidono e non votano. Non rappresentando, così, chi gli ha affidato il proprio voto. E questo, nella gran parte dei casi, non è vero.
Piuttosto, bisognerebbe verificare che tutti lo facciano, che tutti lavorino, inserendo opportuni strumenti di controllo.
 
👛 Continuare a parlare di costi eccessivi e di emolumenti non guadagnati genera solo effetti deleteri: il primo è che le persone valide si allontanano dalla politica, mentre ne abbiamo dannatamente bisogno; il secondo è che la politica sta diventando un impegno possibile solo per chi è ricco di suo o per chi ricerca nella politica piccole rendite, peraltro del tutto aleatorie e precarie nel tempo.
Continuare questa caccia alle streghe è irrispettoso e violento. E lo è soprattutto nei confronti degli amministratori dei piccoli Comuni, specie i Consiglieri comunali di minoranza, che quasi sempre svolgono questi incarichi a titolo gratuito a fronte di gravi responsabilità. E infatti nei piccoli Comuni è sempre maggiore il caso di elezioni con soltanto una lista, perché non ci sono più persone che si candidano: ciò mina alle fondamenta la nostra democrazia, perché il confronto viene precluso nei fatti. E, a proposito di Consiglieri che esercitano gratis il proprio ruolo, è ora di ripristinare l’elezione diretta da parte dei cittadini dei Consiglieri e dei Presidenti delle Città Metropolitane e delle Province, priorità già espressa dal Ministro Calderoli: e sarà opportuno ripristinare anche per costoro il pagamento dei gettoni di presenza, perché così gli sarà consentito di avere quell’agibilità politica necessaria a rappresentare con maggiore libertà le istanze delle aree vaste.
 
💡 Chiudo con una proposta: più che concentrarsi sui gettoni, sarebbe il caso che l’opinione pubblica si occupasse del fenomeno dei cosiddetti “doppi incarichi” fra ruoli nelle più importanti Assemblee elettive, per capirci dal Consiglio comunale delle città capoluogo in su: nei dieci anni in cui sono stato Consigliere alla Provincia di Torino eletto dai cittadini non ho mai pensato di candidarmi, ad esempio, al Comune di Torino, pur essendo i due incarichi assolutamente compatibili e pur avendone anche la possibilità per incarichi di partito. E comunque, se l’avessi fatto, avrei rinunciato ad uno dei due ruoli. Ecco, su questo aspetto, al di là delle rarissime sensibilità personali, si è del tutto indifferenti. Certamente c’entra il fatto che chi ha doppi incarichi ne svolge uno gratuitamente per legge. Ma, anche qui, il fatto che spesso ciò significhi non svolgerlo del tutto dovrebbe rappresentare, questo sì, un aspetto censurabile oltre che un argomento di discussione.
 
A qualcuno interessa?