Correggere le storture del cosiddetto “taglio” dei vitalizi. Sarà, forse, impopolare, ma chissenefrega: è semplicemente giusto

Fra gli effetti indotti dal cosiddetto “taglio” dei vitalizi – in realtà il ricalcolo di quell’istituto e la sua trasformazione, di fatto, in una pensione contributiva, attraverso il metodo della capitalizzazione – votato nel corso dell’ultima seduta del Consiglio regionale del Piemonte, vi è una palese stortura (vorrei dire violazione costituzionale, ma mi occupo di numeri e mi spiacerebbe passare per un apprendista stregone della giurisprudenza, ndr), che si aggiunge alla retroattività della norma in questione, elemento che già di per sé meriterebbe un commento a parte e che potrebbe aprire il varco alla messa in discussione di tutti i diritti acquisiti dai cittadini italiani.

Tale ulteriore effetto indotto è frutto di una Legge votata dal Consiglio regionale del Piemonte nel dicembre 2011: in particolare dell’articolo 5 bis della Legge Regionale 25.

Con quella norma, infatti, in Piemonte venne disposta la sospensione dall’erogazione del vitalizio per chi si trovasse a subire una condanna definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione.

Ciò ha una conseguenza paradossale: se, a titolo di esempio, un alto dirigente della PA – già in quiescenza – venisse condannato in via definitiva per un reato, appunto, contro la PA continuerebbe a percepire la sua pensione (giustamente, secondo me, avendo comunque versato per n anni i contributi sul proprio stipendio secondo la legislazione vigente), mentre nel caso di un “politico”, quantomeno qui da noi, la nostra Legge regionale gliene sospenderebbe l’erogazione.

A tal proposito, ricordo che oggi in Italia, per effetto della Legge Fornero (e delle successive modificazioni), le uniche motivazioni per la sospensione dell’erogazione di pensioni i cui titolari siano stati condannati in via definitiva sono per i seguenti articoli del codice penale: 270 bis (associazioni terroristiche), 280 (attentato con finalità terroristiche), 289 bis (sequestro di persona a scopo terroristico o eversivo), 416 bis (associazione mafiosa), 416 ter (scambio elettorale politico-mafioso), 422 (strage).

Insomma, la legge è uguale per tutti, ma per chi ha dedicato molti anni alla vita pubblica del nostro Paese e della nostra Regione è meno uguale. C’entrerà forse il fatto che si tratta di poche decine di persone, con scarsissimo peso elettorale?

A me pare incomprensibile e inaccettabile che ciò stia avvenendo nel nostro Piemonte, una terra che si è sempre caratterizzata per la sua tradizione liberale e la sua cultura garantista.

Su Porta Canavese-Monferrato il PD non dia lezioni. Piuttosto, se ne occupi (finalmente)

Se davvero gli esponenti del PD che polemizzano con il neo Assessore Gabusi credono nella realizzazione di una stazione AV a Chivasso, la cui utilità per ridare centralità al nostro territorio è indubbia dal mio punto di vista, dovrebbero innanzitutto ricordare che, nei cinque anni scorsi in cui il loro partito ha governato la Regione, passi in avanti non ne sono stati fatti: l’ex Assessore Balocco, infatti, ha impiegato solo l’ultima parte della legislatura per produrre uno studio che non ha aggiunto alcunché al dibattito, sprecando ulteriore tempo. Non voglio, tuttavia, cavarmela con una polemica a buon mercato: ecco perché continuerò a evidenziare al Governo Regionale guidato dal Presidente Cirio il carattere strategico del progetto Porta Canavese-Monferrato, in continuità con quanto ho già fatto fin dal suo insediamento.
Non senza ricordare, tuttavia, che ad una sana azione di lobby territoriale della nostra Regione, insieme a quanto già espresso, tra gli altri, dalla Regione Autonoma della Valle d’Aosta, dalla Città Metropolitana di Torino, da un centinaio di Amministrazioni comunali del nostro territorio e da Confindustria Canavese, deve corrispondere un impegno concreto da parte del Governo e del Ministero dei Trasporti, che sono i soggetti titolati a prendere la decisione finale e a finanziare l’opera. Poiché il nuovo Ministro, l’onorevole Paola De Micheli, è un’autorevole esponente del PD, penso che i suoi colleghi a livello locale possano abbandonare il terreno della polemica fine a se stessa e impegnarsi in un lavoro costruttivo per il nostro territorio.

Furti a Chivasso, garantire il diritto alla sicurezza

Dopo aver ricevuto da un amministratore di lungo corso come Massimo Giovannini la segnalazione di quanto è avvenuto la scorsa settimana a Castelrosso, ho immediatamente contattato il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Chivasso, il capitano Luca Giacolla, per confrontarmi con lui sulla vicenda e, più in generale, sul tema della sicurezza nel nostro territorio.
Mi ha confermato di aver già disposto un’intensificazione dei controlli, a cominciare dalla frazioni chivassesi, dimostrando la consueta attenzione al problema.
Spiace, tuttavia, dover constatare come le 41 telecamere del servizio di videosorveglianza, acquistate e installate dal Comune di Chivasso nel biennio 2016/2017, risultino ancora oggi inattive: se fossero in funzione, infatti, potrebbero già costituire un buon deterrente nei confronti di ladri e malviventi.
E dire che tale progettualità era uno dei punti del programma di mandato dell’attuale Amministrazione comunale di centrosinistra, insieme al potenziamento dell’illuminazione pubblica!
Resta comunque il fatto che a giugno scorso il sindaco ha promesso l’attivazione di quelle telecamere “entro fine anno”: speriamo che questo impegno venga quantomeno rispettato o, magari, anticipato nei tempi.
La sicurezza è un diritto dei cittadini: dobbiamo pertanto mettere in campo ogni sforzo per non assistere, ancora una volta impotenti, ad un escalation di furti nelle nostre abitazioni.

Noi possiamo dirlo: mai con Di Maio e con il governo delle tre sinistre

Premessa numero uno: quando un Governo cade – come è successo a metà agosto con la decisione di Salvini di provocare la crisi, ottenendo le (temporanee) dimissioni di Conte – la soluzione preferibile sarebbe sempre quella di ridare la parola agli elettori.

Premessa numero due: personalmente, se c’è una cosa che non mi spaventa è partecipare ad una competizione elettorale, pur sapendo, tuttavia, come sia sempre più difficile ottenere il consenso delle persone, ormai annoiate da un’offerta politica inconcludente, chiacchierona, certamente attenta alla propaganda, ma molto meno alla “execution” e alla precisa indicazione delle risorse pubbliche, cioè dei cittadini-contribuenti, da impiegare e come.

Fatte queste due doverose precisazioni iniziali, vorrei esprimere qualche considerazione sugli avvenimenti politici delle ultime settimane, culminati con la formazione di un nuovo governo, il cosiddetto Conte-bis, in cui il M5S ha sostituito il precedente partner – e cioè, appunto, la Lega – con la sinistra del Partito Democratico e con l’estrema sinistra di Leu. Nuovo governo che proprio nella giornata di ieri ha ricevuto il primo voto di fiducia alla Camera dei Deputati e che si appresta, nella giornata odierna, a ricevere anche il via libera dell’Aula del Senato.

Sgombriamo subito il campo da sgrammaticature o da interpretazioni strumentali: è stata un’operazione perfettamente legittima sul piano costituzionale; allo stesso tempo, però, un Presidente del Consiglio che riesca a rimanere in sella, pur modificando in modo così radicale la composizione della compagine parlamentare in suo sostegno, ha destato più di una perplessità in tanti italiani; e peraltro non solo in quelli schierati politicamente e culturalmente nel centrodestra.

Coerenti con la nostra posizione di oppositori, nel merito ma senza sconti, del governo Conte I sostenuto da M5S e Lega, anche nei confronti del Conte-bis – il cosiddetto governo “giallorosso” – noi di Forza Italia ci siamo posti nettamente in contrapposizione. A maggior ragione in questa nuova situazione, a fronte di una maggioranza che si è formata in Parlamento (senza alcuna legittimazione popolare, come peraltro il precedente governo “gialloverde” ) dopo un accordo tra i tre partiti di sinistra usciti sconfitti sia nelle elezioni del 4 marzo scorso, sia – in misura ancora maggiore – in tutti i turni elettorali amministrativi, regionali ed europeo che si sono succeduti da allora ad oggi.

Non abbiamo, non ho, votato la fiducia, dunque. E questo non solo per una contrapposizione politico-partitica, ma anche per la vaghezza, l’indeterminatezza, l’assenza di indicazioni di priorità, la totale mancanza di numeri relativi alle coperture finanziare che ha caratterizzato il (nuovo) programma di governo del Presidente Conte, illustrato in occasione della richiesta di fiducia alle Camere.

Ora, esaurita questa fase – tutta basata sulla suddivisione degli incarichi fra i contraenti del nuovo “contratto” di governo, dai Ministeri ai Sottosegretariati, e sulla composizione definitiva della squadra – si tratterà di valutare i singoli provvedimenti della nuova maggioranza delle tre sinistre, a cominciare dalla Legge di bilancio che dovrà essere presentata in Parlamento entro il prossimo 15 ottobre.

Noi faremo un’opposizione intelligente, nel merito, a difesa di un ceto medio sempre più tartassato, contrapponendoci nettamente all’oppressione burocratica, fiscale e giudiziaria che la nuova maggioranza rischia di alimentare con la sua impostazione ideologica.

ASL Piemontesi e Laboratorio di Emodinamica a Chivasso

Come ritengo corretto, la nuova Giunta di centrodestra guidata dal Presidente Cirio ha immediatamente deciso di entrate nel merito degli atti aziendali di ciascuna delle Aziende sanitarie piemontesi, con l’obiettivo di verificare puntualmente quanto stabilito dalla precedente Amministrazione regionale ad aprile scorso, poco prima dell’inizio della campagna elettorale. Ciò è avvenuto anche perché i piemontesi con il loro voto hanno richiesto discontinuità rispetto alla politica sanitaria di Chiamparino-Saitta, ma anche perché una nuova Giunta ha il dovere di approfondire ogni aspetto prima di prendere decisioni su una materia così delicata come la salute.

In questo quadro, sono certo che il nuovo laboratorio di Emodinamica presso l’ospedale di Chivasso troverà comunque una conferma da parte dell’Assessore Icardi, perché il nostro territorio, specie quello collinare, deve poter avere un servizio pubblico adeguato e in linea con quello delle altre zone del Piemonte, ed anche perché l’allestimento della sala con un angiografo di ultima generazione è propedeutico ad un’entrata in funzione in tempi brevi. Sono fermamente convinto che la popolazione di questo angolo di Piemonte meriti attenzione da parte della politica regionale e in tal senso sono impegnato.

Porta Canavese e Lunetta

Il Programma strategico degli interventi ferroviari della Regione Valle d’Aosta, approvato dal Consiglio regionale l’11 luglio scorso, contiene due notizie importanti per Chivasso: la prima, una richiesta forte di interconnessione del servizio ferroviario valdostano con la linea ad alta velocità Torino-Milano, con il sostegno al progetto “Porta Canavese-Monferrato” di un’Istituzione così autorevole; la seconda, un sostanziale abbandono del progetto della cosiddetta “lunetta” di Chivasso sulla linea storica Aosta-Ivrea-Torino. In particolare, nel testo approvato la scorsa settimana si sottolinea che, a fronte di un intervento a carico del bilancio dello Stato di ben 43 milioni di euro, il beneficio in termini di riduzione dei tempi di percorrenza dell’intera tratta da Aosta a Torino sarebbe di soli 4 minuti nel caso di bypass ferroviario a ovest di Chivasso, con tutti i problemi di natura amministrativa e urbanistica che conosciamo bene. Nel caso, invece, si ipotizzasse il passaggio a est, i tempi si ridurrebbero ancor meno, e cioè di 2 minuti. Insomma, sarebbe un investimento totalmente insostenibile dal punto di vista di una seria analisi dei costi e dei benefici. E, oggettivamente, privo di alcun senso, anche perché a dicembre di quest’anno entreranno in funzione su questa linea i treni bimodali, che ridurranno i tempi di fermata a Chivasso dagli attuali 12 a 4 minuti complessivi.
Incassate queste due buone notizie, si tratta ora di lavorare con la Regione Piemonte e, soprattutto, con RFI per fare in modo che investimenti importanti sulle linee ferroviarie siano finalizzati a renderle in grado di intercettare una platea di utilizzatori più vasta possibile, sia in termini di spostamenti di lavoro, sia in termini di sviluppo turistico: in questo senso, la stazione “Porta Canavese-Monferrato” costituisce una progettualità determinante.

Asti-Cuneo, che fine ha fatto la promessa di Conte di riavviare i lavori “entro l’estate”?

Fa un po’ specie dover tornare ad affrontare, per di più con un quesito a risposta immediata, un tema come il completamento dell’autostrada Asti-Cuneo, che avrebbe potuto e dovuto essere archiviato da anni. Anche perché la soluzione per la ripresa e la conclusione dei lavori, attesi ormai dal 2012, era stata concordata dal precedente Governo con l’Unione Europea, tramite un cross-financing che avrebbe consentito di reperire le risorse necessarie, pari a circa 350 milioni di euro.

Ma l’attuale Governo, con il Ministro delle Infrastrutture Toninelli, ha legittimamente scelto di bloccare quella procedura: peccato, tuttavia, che al di là delle generiche rassicurazioni su una ripresa dei lavori in tempi brevi, rassicurazioni prodotte sia in sede parlamentare, sia in dichiarazioni giornalistiche, ad oggi non si sia sbloccato alcunché e non si sia messo in campo un chiaro percorso alternativo. Non solo. Proprio in questi giorni la Commissaria UE per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le piccole e medie imprese Elzbieta Bienkowska ha ribadito come sia in corso “un dialogo costruttivo con le autorità italiane volto ad analizzare, sia dal punto di vista degli aiuti di Stato che degli appalti pubblici, le misure presentate dalle autorità italiane per il completamento dei lavori sull’autostrada Asti-Cuneo”, quando invece il Ministro Toninelli il 5 giugno scorso aveva garantito una modalità operativa diversa, e cioè che il Governo italiano potesse procedere senza dover attendere alcun placet da Bruxelles.

A nome di Forza Italia ho, quindi, affrontato nuovamente il tema in sede di Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici, chiedendo conto con un’interrogazione urgente dei tempi e dei prossimi sviluppi rispetto ad un cantiere fermo da troppi anni, con 9 chilometri di autostrada da Cherasco a Cuneo che rappresentano ormai davvero un miraggio.

La nostra regione non può tollerare ulteriori prese in giro, tra continui rimbalzi di responsabilità e rinvii: purtroppo per noi piemontesi il Sottosegretario Santangelo, nella sua risposta, non ha saputo chiarire questa incongruenza tra la posizione di Toninelli e quella di Bienkowska, tirando invece in ballo l’Autorità di Regolazione dei Trasporti che, a quanto dice, avrebbe avviato una non meglio specificata procedura finalizzata al riavvio dei lavori. Il tutto, ahinoi, senza dare alcun termine temporale né alcuna indicazione più precisa.

E dire che il 17 marzo scorso proprio il Presidente Conte, in visita presso il cantiere fermo della Asti-Cuneo, aveva garantito la ripresa dei lavori “entro l’estate”.

Bene, oggi è il primo giorno della stagione estiva: vigileremo affinché quell’impegno solenne di fronte ad un territorio stufo di attendere sia mantenuto e che l’ulteriore tempo perso dall’attuale Governo su questo dossier possa essere recuperato.

Sistema Tangenziale di Torino – Aggiornamenti

“Preciso che il MIT non ha in corso alcuno studio di fattibilità finalizzato alla pubblicizzazione di SATT”.

Bastano queste poche parole, pronunciate oggi in Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici dal sottosegretario Matteo Dell’Orco (M5S) in risposta ad una mia interrogazione del novembre scorso, per certificare il fallimento dell’ipotesi di affidare ad un soggetto pubblico la concessione del sistema autostradale tangenziale torinese. Ipotesi, quest’ultima, di cui la Città Metropolitana di Torino si era fatta promotrice e in merito a cui, a mezzo stampa, aveva solennemente dichiarato che “lo studio è in corso”, dopo un incontro con il Ministero delle Infrastrutture avvenuto proprio in quel periodo.

L’11 dicembre 2017, cioè quasi un anno prima, la Città Metropolitana aveva in effetti approvato un ordine del giorno, finalizzato da un lato a valutare la pubblicizzazione del sistema tangenziale torinese, dall’altro a separare la concessione per la gestione del sistema tangenziale di Torino da quella per la A55 Torino-Piacenza.

Il Sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Dell’Orco, collega di partito del Sindaco Metropolitano Chiara Appendino e del consigliere delegato ai Lavori pubblici e Infrastrutture Antonino Iaria, con la sua odierna risposta in Commissione ammette come l’ipotesi della pubblicizzazione non sia mai stata presa neanche in considerazione dal suo Ministero, mentre la separazione delle concessioni non sia attuabile alla luce delle indicazioni dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti. Una doppia sconfessione per il Movimento 5 Stelle alla guida della Città Metropolitana di Torino, proprio ad opera dei suoi referenti al momento al governo del Paese.

Quanto, infine, alla concessione attualmente in essere, prendiamo atto della volontà di procedere con la pubblicazione del nuovo bando di gara per l’individuazione del concessionario di SATT, pur non avendo potuto conoscere tempi e modi previsti, stante la fumosità e la vaghezza della risposta del Sottosegretario Dell’Orco su questo punto.

Lo dichiara in una nota Carlo Giacometto, deputato piemontese di Forza Italia, componente della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei Deputati.

Piccole soddisfazioni di un militante della prima ora

Nei giorni scorsi ho analizzato il voto di preferenza al Presidente Berlusconi in ciascuno dei collegi della Camera dei Deputati in cui è suddiviso il territorio piemontese.

Ebbene, con grande soddisfazione, ho verificato che il collegio n. 7 di Piemonte 1, quello cioè in cui sono stato eletto nel 2018, risulta il migliore in assoluto in termini di preferenze ottenute da Berlusconi: 2582, a fronte di una media provinciale per collegio pari a circa 2260 e una media regionale per collegio pari a circa 2300.

Evidentemente, essermene occupato ha portato un piccolo ma significativo risultato: da militante, che dopo tanta gavetta è approdato nella serie A della politica, non posso che esprimere grande soddisfazione, oltre che un sentimento di gratitudine verso le tante persone che mi hanno supportato anche in questa occasione.

Insomma, i numeri parlano (sempre) chiaro, mentre le chiacchiere stanno a zero.

Radio Radicale, il mio intervento in Aula nel corso della maratona oratoria per scongiurare la sua chiusura

Grazie Presidente,

mi fa decisamente effetto intervenire proprio nella giornata odierna per sostenere le ragioni di Radio Radicale e del servizio pubblico che ha svolto ininterrottamente dalla fine del 1975 ad oggi, nel giorno in cui ci ha lasciati la sua storica voce.

Non ho, infatti, avuto il privilegio, come i colleghi Polverini e Giachetti, di conoscere personalmente Massimo Bordin. Ho però avuto, come tutti credo qui, la fortuna di ascoltare la sua rassegna stampa e di conoscere il suo lavoro, apprezzandone la professionalità, la competenza, l’intelligenza, la cultura, l’ironia, l’amore per la democrazia e per le libertà.

Con la sua scomparsa (per la quale porgo le mie sincere condoglianze ai famigliari e alla comunità di Radio Radicale, unendomi ai colleghi che sono intervenuti all’inizio della seduta pomeridiana, ndr) viene a mancare il punto di riferimento, l’asse portante dell’intera storia di Radio Radicale, con il suo sguardo in assoluto più attento, più forte, anche più critico.

Per ribadire ancora una volta, prendendo parte alla maratona oratoria del mio gruppo parlamentare, la nostra avversione – appunto – “più radicale” alla fine delle sue trasmissioni, vorrei contribuire a smontare due fake news.

La prima: Radio Radicale non è una semplice emittente, ma una testata giornalistica, che svolge “attività di informazione di interesse generale”, come riconosciuto dal Governo in occasione della gara del 1994 per la concessione del servizio di trasmissione delle sedute parlamentari.

La seconda: la convenzione che regola il rapporto tra la radio e il Ministero non è piovuta dal cielo, ma a seguito – appunto – di una gara triennale per tale servizio pubblico, messa in atto dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni nel 1994, la cui efficacia è stata poi prorogata di anno in anno, nonostante l’emittente stessa abbia più volte richiesto l’organizzazione di una nuova gara, con un orizzonte temporale meno precario, che consentisse – dunque – di programmare anche i necessari investimenti.

Radio Radicale rappresenta, da più di quarant’anni, l’informazione trasparente, la voce libera, un impareggiabile esempio di servizio pubblico, garantito e accessibile per tutti grazie alla passione e all’impegno di una comunità che vedeva, che vede in Massimo Bordin la sua punta più avanzata.

Mancano solo 33 giorni alla fine delle sue trasmissioni: Di Maio, che con le sue scelte di politica economica ha già condannato l’Italia a spendere 11 miliardi di euro in più di risorse pubbliche, cioè dei contribuenti, per far fronte ai maggiori interessi sul debito pubblico di qui al 2021 (fonte: Banca d’Italia), trovi il tempo di rispondere al nostro appello e, soprattutto, le risorse necessarie per salvaguardare una storia fondamentale, che coincide con l’Italia contemporanea, essendone testimone e custode dei suoi momenti cruciali.